Protesi dell'anca - Esercizi riabilitativi e sviluppo dell'ipertrofia
Protesi dell’anca
Esercizi riabilitativi e sviluppo dell’ipertrofia
Lavorando come
Personal Trainer in una palestra che ha all’interno un centro fisioterapico è
molto comune dover trattare anche dei clienti che hanno diversi problemi, spesso
gravi, di postura, deambulazione e di dolore. Convivendo a stretto contatto con
i fisioterapisti cerco, in sala pesi, di aiutare i clienti a recuperare appieno
abilità motorie, fiducia in se stessi e tono muscolare che, ahimè, molto spesso
mancano già da prima del “danno”.
Uno dei casi
di “più in voga” è dover curare problemi dovuti dalla protesi all’anca. Si
pensa solitamente che chi viene operato alle anche sia sempre e solo una persona anziana ma purtroppo non è cosi;
oltre che alle fratture ossee spesso
insorgono altri tipi di problemi come la osteoartrosi
(consumo continuo della cartilagine data da sfregamento) o artrite reumatoide (malattia autoimmune in cui il sistema
immunitario anziché difendere l’organismo dalle infezioni gli si rivolta contro
e le articolazioni diventano rigide, gonfie e dolorose). Ci sono poi altri problemi
meno comuni come l’artrite settica
(infiammazione batterica dell’articolazione), necrosi avascolare (data dall’abuso di alcol) e la malattia ossea di Paget (che altera la
crescita e il ricambio osseo).
Cenni
di anatomia sull’articolazione dell’anca.
Le
articolazioni sono degli organi giunzionali tra i capi ossei e sono
interconessi tramite tessuti connettivi. L’articolazione dell’anca è molto
complessa, come quella della spalla, e viene definita Enartrosi, termine che va ad indicare quel tipo di articolazioni
triassiali che permettono movimenti angolari e rotazioni.
La capsula
articolare dell’articolazione dell’anca è molto spessa e resistente e, a
differenza della capsula articolare della spalla, contribuisce notevolmente
alla stabilità articolare. Si estende dalle superfici laterale e inferiore del
cingolo pelvico alla linea intertrocanterica e alla cresta intertrocanterica
del femore, racchiudendo sia la testa che il collo del femore. Questa
particolare disposizione impedisce alla testa di fuoriuscire dall’acetabolo.
Quattro
legamenti rinforzano la capsula articolare (ileofemorale,
pubofemorale, ischiofemorale, aceta bolare trasverso) mentre un quinto
legamento, il legamento della testa del
femore, che origina a livello del legamento aceta bolare trasverso e che si
inserisce nella testa del femore, viene messo in tensione solo quando la coscia
flessa va incontro a rotazione esterna.
L’operazione.
Il Pre e il Post operatorio.
Avendo bene a
mente la struttura di tutta l’articolazione dell’anca ci è più facile capire
che danno può provocare una lesione tra il femore e l’acetabolo. L’operazione
chirurgica in questo caso è l’unica soluzione possibile, un intervento invasivo
in cui si va a sostituire l’articolazione danneggiata con una protesi in lega
metallica. Questa articolazione artificiale presenta una “coppa” che andrà a
sostituire l’acetabolo e uno stelo che verrà fissato al femore.
Quale compito
spetta al paziente nel pre e post operatorio? Certamente prima di porsi a
questo tipo di intervento è necessario acquisire una buona ipertrofia muscolare
a livello del gluteo, dei quadricipiti e dei bicipiti femorali in modo tale da
massimizzare il tempo di recupero e non perdere troppa forza e massa muscolare
durante il periodo di riposo obbligato dall’operazione.
La maggior
parte delle persone dopo l’intervento devono re imparare a camminare
correttamente. Il dolore che viene provato quando si ha l’articolazione
dell’anca danneggiata fa si che lo schema motorio corretto della camminata
venga bypassato optando per scelte più comode e meno dolorose. Il cervello,
infatti, attua diverse strategie per risolvere il problema consumando meno
energie possibili proprio come avviene tutti i giorni su tantissimi aspetti della
vita quotidiana.
La forza di
volontà del paziente è la chiave per avere un recupero ottimale e nel più breve
tempo possibile. La riabilitazione deve essere sempre svolta insieme a dei
professionisti e gli esercizi che vengono indicati devono essere eseguiti anche
a casa perché il primo obbiettivo non è quello di riacquisire subito massa
muscolare ma “riprogrammare” da zero
il nostro cervello a re imparare uno schema motorio tanto banale quanto
difficile come quello di camminare correttamente in stazione eretta senza
zoppicare, strisciare, appoggiarsi.
Il paziente
dovrà quindi, ogni giorno, concentrarsi ed eseguire gli esercizi di
riprogrammazione motoria per stimolare il cervello a dimenticare i vecchi
“trucchetti” ed iniziare a riattivare i muscoli nella giusta sequenza di
comandi.
Ovviamente oltre questo c’è la
necessità di integrare con 3-4 sedute di allenamento con i pesi per aumentare
la massa muscolare che serve a dare supporto a tutto il sistema.
La
nostra programmazione.
La
programmazione studiata insieme al fisioterapista Emanuele Bocci, per riprendersi dall’operazione, prevede un
riscaldamento particolare con l’utilizzo del tapis roulant in cui il paziente
dovrà tenere una gamba ferma in appoggio sul cornicione esterno e con l’altra
gamba dovrà farsi scivolare indietro per poi sollevarla e riportarla in avanti
simulando un passo. All’inizio il paziente potrà tenersi con ambedue le braccia
per poi eliminare gli appoggi per stare il più possibile in stazione eretta e
per potersi equilibrare da solo attraverso l’utilizzo del core.
Lo step
successivo è quello di compiere un passo anche con la gamba di appoggio,
semplicemente alzandola e riabbassandola in modo tale da simulare una camminata
vera e propria e aumentare l’instabilità che dovrà essere corretta sempre
attraverso il core addominale.
Questo tipo di
lavoro serve proprio per riprogrammare il cervello a compiere delle falcate
normali, alzando la gamba flettendola e portandola avanti dritta, senza
rotazioni o strascicamenti della gamba “malata”.
La velocità
del tapis roulant che si consiglia è di 1-1,2 km/h con pendenza zero. Per
aumentare la difficoltà si può aumentare la velocità (a nostro parere mai sopra
gli 1,6 km/h) o aumentare la pendenza di qualche punto percentuale.
A seguito
continuiamo con lavori propriocettivi attraverso l’uso di elastici con diverse
resistenze per insegnare al paziente a “sentire” i muscoli target da attivare.
In questo tipo di esercizi si va comunque a far lavorare il muscolo con tenute
isometriche per prepararlo poi a lavorare con dei sovraccarichi un po’ più
importanti attraverso macchinari o altri esercizi.
Un esempio di
esercizio è quello in cui si mette una fascia elastica alle punte dei piedi e,
con i talloni uniti, si cerca di allontanare le punte verso l’esterno. I
muscoli che verranno attivati sono il medio gluteo, il tensore della fascia
lata e lo ileopsoas.
Per stimolare
gli stessi muscoli si può eseguire un esercizio di abduzione di un arto da
sdraiati con la schiena e la pianta dei piedi appoggiati al muro e con le
ginocchia flesse. L’esercizio sarà quello di aprire la gamba in appoggio
superiore il più possibile senza discostare sedere e piedi dal muro. Per
rendere l’esercizio più difficile si può mettere una fascia elastica sotto il
ginocchio.
Ottimi
esercizi sono anche quelli che ci permettono di utilizzare tutto il core per
stabilizzarci in situazioni di disequilibrio. L’utilizzo del bosu si rivela fondamentale in questo
tipo di esecuzioni. In piedi sul bosu, tenendoci con le mani ad una spalliera,
si cerca di rimanere in equilibrio il più possibile. In base al livello di
forza e abilità del paziente si possono ridurre gli appoggi alla spalliera o
fare una esecuzione con una gamba e poi con l’altra.
A seguito si
può far lavorare il paziente con varie macchine come leg press, leg extension,
leg curl utilizzando carichi molto bassi ad alte ripetizioni per poi andare
piano piano ad aumentare i carichi. Variante valida per aumentare qualche volta
in maniera più rapida i carichi è quella di compiere il movimento di
concentrica con tutti e due gli altri e l’eccentrica con un solo arto con un
movimento ben controllato.
Alla
fine della fiera…
Per prevenire altri problemi alle
articolazioni consigliamo vivamente di praticare costantemente attività
sportiva in modo tale da preservare il muscolo e tenere tutto il sistema allenato
e attivo, muscoli, articolazioni, polmoni e cuore. Non importa il tipo di
sport, importa solo il muoversi, magari con dei piccoli sovraccarichi, ma per
l’amor di Dio…Muovetevi!
Una persona in normo peso e
attiva vive più a lungo e con meno acciacchi.
Una persona sana è più felice e
vive la vita con un pizzico di sorriso in più.
Bibliografia e Disegni anatomici:
Anatomia Umana – Martini,
Timmons, Tallitsch

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